era Lui


mercoledì, ottobre 24, 2007
 
Credo guardano le statistiche e i sondaggi di trovarmi pari pari nel novero dei “Bambocci”.
Credo sia una nuova generazione!
Appartenere ad un gruppo è una cosa bellissima!
Identificarsi, poter condividere degli interessi, è estremamente rinfrancante.
Devo dire che fino a qualche settimana fa ero quasi allo sbando, stavo vivendo uno di quei periodi della vita in cui ti chiedi quand’è stato l’esatto momento in cui ti hanno fottuto e tu non te ne sei accorto, quand’è stato che hai commesso il tragico fatidico errore...ma ora tutti questi brutti pensieri sono scomparsi! Ora so chi sono, so perchè e soprattutto so che non sono sola!
Fino a qualche settimana fa andavo dicendo in giro che “lo Stato è mio nemico” e rileggevo American Psycho in cerca di suggerimenti-
Ripensavo a quando al liceo sentivo dire: “studiate le lingue ed imparate ad usare il piccì (con l’accento proprio con l’accento) prendete la laurea e poi vedrete...” che a quei tempi ancora si ragionava in lire.
Io che son sempre stata un po’ biodegradabile e in fin dei conti l’ambiente sociale l’ho sempre rispettato, ho preso tutto alla lettera.
E vai di piccì e università e tesi in inglese, per far vedere che le lingue me le ero imparate bene.
Poi nel mentre avevo avuto dei piccoli conati insurrezionali e alla mia relatrice avevo dato della “terrorista” ma c’è anche da dire che a quei tempi non era ancora una brutta parola!
Insomma avevo fatto tutto a regola d’arte.
E anche dopo: gavetta esperienze esame di stato iscrizione all’albo la prima volta dal commercialista ... tutto benissimo...eppure ero certa che da qualche parte qualcosa doveva essere andato storto e rileggevo continuamente a ritroso il mio CV con la speranza di trovare l’errore.
Perchè nonostante la laurea, il piccì, le lingue e l’esame di stato, io vivo da sola da anni, da anni faccio i calcoli delle bollette sperando di trovare ancora la corrente quando torno a casa la sera, da altrettanti anni vado al cinema solo il mercoledì, quando è a metà prezzo, o il giovedì quando con la tessera dei mezzi hai lo sconto del trenta.
Allo stesso tempo le mie vacanze sono state per lo più frutto del senso di ospitalità di amici e conoscenti degli amici , casa mia è diventata un B&B, per tenere un profilo culturale quanto meno decente ho praticato pesantemente il book crossing e per quanto riguarda la moda ho abbracciato lo stile “vintage” più per necessità che per scelta.
Ma adesso so che tutto questo aveva un senso, ora so che i miei sacrifici non erano fini a loro stessi, che c’era un perchè e l’illuminazione me l’ha data Lei, Egregio Ministro, definendo la mia generazione, illuminando il mio cammino e dandomi una spiegazione chiara della mia vita fino a questo momento: sono una “Bamboccia”.
posted by lui | 17:56 | commenti (5)


mercoledì, settembre 19, 2007
 
Soprattutto credo.
Da una qualche parte bisognerà pur cominciare a riconciliare il ritorno con l’andata.
S’era detto che si riapriva a settembre ed in effetti a settembre, dopo aver cambiato le lenzuola ed ucciso qualche tarma, si è ricominciato il conto alla rovescia.
Di cose da dire ce ne sarebbero tante, nelle storie più belle mancano continuamente le parole, a raccontare di sfighe si è sempre più bravi.
Ed allora cosa resta da dire di questa estate? Cosa resta delle lune da capogiro rovesciate sul mare? Delle cene di stelle su terrazze fatte di silenzi memorabili?
Restano parafulmini issati sul tetto e scoperte incancellabili intonate alle magliette sporche di sale.
Per tutto il resto dell’anno penserò a quest’estate, di cui mi mancano le parole, e riderò dentro di quel piacere sottile e fragile delle cose buone, conquistate un po’ per volta, da assaporare senza farsi scoprire.

Credo che la ricorderò per sempre, sopra tutto, quest’estate.

posted by lui | 20:16 | commenti (2)


giovedì, luglio 12, 2007
 

Riporto il testo di una mia e-mail di risposta inviata ad un fruitore del famoso Bed and Breakfast che tanto ha fatto sognare tempi addietro tra queste pagine. Veniva richiesta disponibilità di alloggio per il mese di agosto, ma purtroppo, come sarà dato di capire, le bagpackers fiamminghe dovranno ripiegare sull’ostello fuori città.

“Caro A., mi trovo costretta a non poter soddisfare la tua richiesta di alloggio. Ad agosto il b&b chiude i battenti in quanto la gestione si trasferisce in altra sede.
Per fartela breve, visto che la moneta è sempre poca e della vecchia professione mi son stufata, sono arrivate le nuove leve, c'è sempre maggiore concorrenza, l'uomo ormai preferisce il genere transessuale possibilmente slovacco, ormai qua Lapino Elkann ha fatto scuola e ci ha rovinato un po’ la questione sotto diversi aspetti....mi son dovuta riciclare!
D’altra parte mi insegni che in ogni curriculum che si rispetti la disponibilità ad essere dinamici e innovativi è la prima cosa!
Indi per cui mi imbarco su un charter di velisti improvvisati, porto la gente in barca a prendere il sole, guardare i pesci e magari nascondersi dalla moglie con la puttana estiva al seguito! Per tutto questo mi pagano, pare anche in modo dignitoso, devo ancora visionare il contratto ma temo che tra le mansioni sia prevista anche la pulizia del natante in caso di vomito o diarrea varie....vabbè fornirò sacchetti trafugati durante le trasvolate su aerei low cost!
Insomma io sarò a compiere questa impresa in famose e molto vips frequency località dell’estate italiana e spero tanto che Lucignolo mi riprenda!
Come avrai capito sarò a pochi km da te, a minacciare di romperti i coglioni, rovinarti le ferie con l’austera fidanzata fiamminga e poi lasciarti con una battuta acida! tutto come da copione!
Ora puoi anche piangere ma se fossi in te ci riderei su...al peggio non c'è mai limite!
Tua affezionata.”

PS: Tranquilli comunque, a settembre si riapre!

posted by lui | 13:12 | commenti (3)


martedì, giugno 26, 2007
 
Mi piace pensare di avere preso una direzione ed aver abbandonato i “quasi quasi” seguiti da tempo.
Non sarò filodrammatica quindi decido di evitare certi argomenti poco lineari e saltare a piè pari la spericolatezza...una volta tanto ce n’è bisogno.
Per continuare a farsi strada in questo mondo occorrono le pinne e un bel po’ d’ossigeno, oppure si opta per la seconda scelta e si viaggia in una capsula di fabbricazione cinese che sarà pure economica ma non da garanzie d’affidabilità.
Mi spiace dover ancora disperarmi a giorni alterni, piangere per l’ingiustizia dei mezzi di comunicazione, mi spiace non aver ancora capito che per certe cose l’unica soluzione è la rassegnazione. In fondo in fondo sto ancora lucidando di nascosto le armi aspettando chissà che rivoluzioni che se son fortunata vedrò da centenaria seduta su una sedia collocata all’ombra.
Fino a qualche giorno fa non avevo ancora trovato il mio giusto posto. Poi è successo che avevo cambiato lavoro e stavo in una città di cui ora non dirò il nome perchè bene bene non lo so. Mi svegliavo la mattina in questa nuova città ed era il primo giorno di lavoro, c’era una strada per arrivarci mai fatti prima, le nuvole basse ed era inverno. E mentre camminavo nella strada nuova  capitavo in un terrapieno sul mare. Il terrapieno cadeva giusto giusto sulla strada per il lavoro nuovo e l’inverno oltre alle nuvole basse produceva un po’ di vento, quel tanto che bastava a far arrivare gli schizzi delle onde quasi sul terrapieno. E ci avevano costruito anche una terrazza con la ringhiera rossa e i tavolini del bar rotondi. La gente era tutta seduta fuori, non si preoccupava nè dell’inverno nè del vento. Faceva colazione all’aperto sul terrazzo del terrapieno seduta ai tavolini rotondi, sul mare. Ed io ho pensato che da quel momento in avanti per tutte le mattine delle giornate seguenti sarei dovuta passare di lì, vedere il terrapieno, il terrazzo, le persone, l’inverno, i tavolini rotondi ed il mare ed allora quel giorno avevo trovato il mio posto.
 
posted by lui | 13:26 | commenti (1)


martedì, marzo 13, 2007
 
Le parole non ci sono ma non è assenza di idee.
Ci sono le fotografie che sfogliamo e quelle che immaginiamo di vedere un giorno appese sulle nostre teste, ad osservarci per commemorare le promesse che stiamo facendo
promesse limpide che si addormentano con noi e che il mattino ricordiamo come la prima cosa dopo il caffè, prima ancora che riesca a levarti il sonno dagli occhi.
E con il sonno agli occhi inventiamo nomi e riceviamo tacite congratulazioni per cose non pervenute
Non ci sono volte in cui mi manchi perché sei sempre con me
Ed è immaginando un giorno su un’Isola che cresciamo senza neppure rendercene conto, che facciamo trascorrere i giorni e li riempiamo dell’alba che tu sai
Le parole non ci sono
eppure imparo linguaggi nuovi che credevo scomparsi, come le lingue morte, invece bisognava solo tirarli fuori o far succedere qualcosa, inaspettato e chiaro, qualcosa che non ha bisogno di illustrazioni, una volta tanto, che si interpreta negli attimi respirati insieme e basta
Senza parole
 
posted by lui | 19:07 | commenti (3)


giovedì, gennaio 11, 2007
 
Questo blog era nato dall’esigenza di sopravvivere ad una persona. Sopravvivere alla distanza a cui eravamo costretti e alla malcelata consapevolezza che anche senza quella distanza ci sarebbe stato comunque da dover sopravvivere.
Ora questa persona non c’è più, non per causa di trapasso no, non c’è più nei miei pensieri, in quello che sogno e nelle mie allucinazioni. Non so come sia successo, è stato così, una mattina mi sono svegliata ed era come aver superato il morbillo, niente più bolle!
La bravura non è stata nell’essere sopravvissuta, non è stata una prova di resistenza nè di tempismo nell’essere andata via quando era il momento no! La bravura è stata nell’aver vissuto quattro anni con la consapevolezza di amare una disgrazia!
Ci sono degli investimenti che sin dall’inizio sono a fondo perduto ed offrono come unica certezza il fatto che l’amore dato in prestito non verrà mai restituito, non a rate, non in piccole soluzioni trimestrali, quell’amore lo si dona consapevolmente senza aspettarsi nulla in cambio e senza alcun interesse, con un atto di liberalità talmente estremo da essere quasi scontato per chi lo riceve.
Solo che credo che alla fine la vita “sconti” non ne facci mai.
E capita così che una mattina mi sveglio e l’amore è sparito di colpo, che quello che mi faceva credere che ne sarebbe arrivato altro ed altro ancora ad alimentare continuamente le mie speranze all’improvviso cessa di esistere.
Ed è come trovarsi dall’altra parte della terra, come sorprendersi a parlare lingue differenti e finalmente capire capire che la soluzione era lì, nella diversità degli emisferi che stavamo popolando.
Questo blog era nato per raccogliere come un vaso tutta la tristezza che per orgoglio non volevo dimostrarti, ma ora la malinconia è la tua, come tuoi sono i rimpianti per il coraggio che no hai avuto.
Da parte mia di malinconico c’è solo il vedere che l’amore a volte si disperde colmando corpi di bell’aspetto ma pieni di rotture.
posted by lui | 17:45 | commenti (20)


venerdì, dicembre 15, 2006
 
Senza futuro non c’è fine ma non c’è neanche vita.
Dalla parte in cui guardo le cose non ci sono angoli, è tutto un saliscendi di linee curve come le colline vicino ai fiordi di sei anni fa, dove la strada girava intorno a pezzi di Luna e Marte per arrivare in cima al mondo.
Quei ricordi adesso sono imbalsamati sopra un caminetto nel quale butto pagine e pagine di impressioni mai raccontate, in modo che arda della speranza delle parole lasciate in sospeso per la paura di vederle finire chissà dove.
In tutto questo ripesco da un armadio dei pantaloni che un tempo mi spettavano due settimane al mese, dei pantaloni condivisi perché era bello così. Prima di partire ce li saremmo dovuti giocare alla lotteria ma mentre sorteggiavo i numeri già avevo deciso che volevo perderli. Vuoti e stropicciati non significavano niente, indossati per tutto il mese sarebbero stati dei pantaloni qualunque. Così alla fine erano saliti sul pullman anche loro e li avevo salutati col mal di stomaco, ma non per la nostalgia no, quello vero, per la congestione della notte prima.
Le cose tornano indietro per caso quando il destino decide di spacciarti la casualità come una droga a buon mercato, ed infatti mesi dopo li avevo ritrovati, quelli stessi pantaloni ad un mercatino dell’usato ad Helsinki, con i quadretti, le cuciture in rilievo, tutto al posto giusto, proprio quelli stessi uguali identici e ci avevo quasi pianto sopra, perché ci sono volte in cui le magie accadono per davvero.  
 
posted by lui | 19:50 | commenti (6)


venerdì, novembre 10, 2006
 
Di come la Lui diventò Erin Brockovich e perse il senno e il sonno.
 
Avere letto in giovane età Cervantes può col tempo rivelarsi una pericolosa arma a doppio taglio. Sulla fondatezza e solidità del basamento culturale nulla quaestio, è sulla pericolosità delle questioni legate all’idealismo che nutro delle remore.
Così per colpa dell’idealismo perdo il sonno e il senno.
Non dormo da settimane, o peggio da settimane faccio l’altalena tra quaranta muniti di assopimento e un’ora di veglia. La lucina dell’orologio si è consumata prima ancora dell’ultima candela Ikea!
Nel frattempo faccio cose cattive spacciandole per sagge e questo non mi aiuta a dormire tra due guanciali.
Non credo che la risposta stia nella complessità delle persone, siamo tutti più o meno banali e l’originalità giace da tempo nei sepolcri più aridi della storia.
Dunque anche io alla fine sono banale, di una cattiva banalità, intrisa, imbrattata, impregnata.
Non giustifico le mie cattive azioni con l’irresponsabilità né la ricerca di valori perduti od obbiettivi. Non mi giustifico e basta! Non è nell’azione il pentimento ma nella violazione dell’etica. Regola numero uno: rispetto del bon ton!
Raramente commetto cose di cui debba provare vergogna, anche nella peggiore delle circostanze assumo le responsabilità delle cattive abitudini senza chinare il capo, a testa alta….raramente mi capita di dover ammettere la vigliaccheria di una bravata.
Non merito i medicamenti dei ricordi, non merito Caravaggio nella chiesa di San Luigi, né Casta Diva cantata dalla Callas.
Ad essere amaro adesso più del rimorso, che detesto mandare giù, è il fatto di dover cambiare la prospettiva delle cose, è immaginare nomi o situazioni da un’ottica diversa. Ciò che inteneriva rattrista e così via. I nomi restano gli stessi ma vengono pronunciati in modo differente: non è importante ciò che si dice ma come lo si pronuncia. I sorrisi che si posavano su certe cose ora dovranno cercare altre destinazioni, è questo che mi addolora.
Dove finiscono le aspettative perdendosi?
posted by lui | 19:29 | commenti (6)


venerdì, ottobre 27, 2006
 
Vorrei un film che facesse piangere davvero.
Ho preteso di asciugarmi gli occhi anni fa ed ho promesso che da quel momento non ci sarebbero più state ricadute.
Non c’è niente di artistico, a parte il fatto di desiderare un mare in cui urlare dentro.
Le persone dopo un po’ tirano fuori il peggio di loro, quasi le autorizzassi a dar libero sfogo alla pazzia. Deve essere una questione di attitudine: voler prendere una boccata d’aria mentre io rischio giornalmente il soffocamento.
Dopo un po’ i cervelli delle persone impazziscono, con tutte le loro cellule che ballano il tip tap! Sono una portatrice sana di cancri altrui! Se resisti fino a Natale berrò in un sorso solo tutto il punch al mandarino!
A Natale faremo grandi cose! Grandi cose da piccoli! Io mi metterò le stelline in faccia e mangerò il panettone dopo il Claritin.
Vorrei una canzone che facesse piangere davvero.
“Io non ti capivo! Ho riletto le cose che scrivevi quando avevi freddo! Ho provato vergogna e nostalgia! Non sarai mai più così”
Le cose cambiano per via del tempo, le persone per colpa degli altri. Le persone si cambiano a vicenda e poi forse un giorno a Natale tornano da dove erano partiti.
Vorrei un libro che facesse piangere davvero.
Sono terribilmente punitiva, se non commento non è perché non biasimo. Ad una certa età si è arrivati ad aver subito più o meno trent’anni di rimproveri, a cosa servirebbero anche i miei?
Se non commento non significa che non sia importante, sono solo le parole che potrei dire …
Tutto qua.
posted by lui | 15:50 | commenti (8)


lunedì, ottobre 16, 2006
 
Il corpo avvizzisce ma il cervello può sempre rifiorire.
Mrs K propose di uscire a fare gli angeli sulla neve fresca, si sprofondava fin sotto le ginocchia e si avanzava a fatica, per arrivare in cima alla collinetta ci vollero circa quindici minuti, in certe situazioni il tempo si adatta alle esigenze.
C’è sempre una sfumatura di blu intenso, in una certa ora del giorno, dura qualche minuto ma il contrasto è così evidente che sembra inossidabile.
Viviamo in bianco e nero da talmente tanto tempo …
Mrs K ha paura delle cose che si portano dietro strascichi di felicità. Come gli angeli sulla neve ha paura che basti smettere di agitare le braccia per farle sparire per sempre. Per questo Mrs K si gita sempre, in continuazione, balla e canta e un minuto dopo si dispera, questo la fa sembrare padrona della situazione, in un certo senso, perché smettere di agitare gamba e braccia potrebbe essere fatale.
Il silenzio che provoca la felicità fa paura a Mrs K. perché ci si abitua troppo presto a quella sorta di oblio che da le vertigini. Le persone smettono di essere gentili senza volerlo, perché hanno paura come Mrs K., è un attimo a sfiorarsi facendo angeli sulla neve stando vicini, ma poi non si riesce mai a star fermi abbastanza a lungo. E’ la stessa paura di Mrs K.
Prendimi per mano e ti spiegherò come fare gli angeli più belli del mondo, ferma le braccia e fai sprofondare le gambe fin quando gli stivali non si vedono più, stai così immobile come me a guardare i fiocchi che cadono e ricoprono il viso, si attaccano alle ciglia…prendi la mia mano e tienila nella tua ancora senza pensare che l’inverno passerà e la primavera e l’estate cancellerà le tracce dei nostri angeli…non avere paura Mrs K!
posted by lui | 17:41 | commenti (3)